di Aldo Carnero — Musicista e autore
Quello che c’è scritto sul dorso
Quando ero piccolo, nei primi anni Settanta, il sabato mio padre andava in centro a Torino.
Non ho mai saputo dove di preciso. In libreria no, quello è sicuro. Tornava con dei libri che in casa si diceva fossero proibiti.
Proibito, a quell’età, è una parola che lavora.
Me li immaginavo come una faccenda clandestina: un gruppo di carbonari che si passava i volumi nascosti dentro La Stampa, ripiegata in quattro, con la stessa cura con cui altri ci nascondevano le riviste per adulti.
Sarà stato molto più noioso di così.
In quella casa, in mezzo alle cose arrivate chissà come, ce n’era una che proibita non era affatto. Era soltanto malvista da una certa parte, che è un’altra faccenda. A quell’età la differenza non la conoscevo.
Sul dorso c’era scritto Il sesso inutile.
Quando imparai a leggere, lessi quelle tre parole come le legge un bambino. Cioè male.
Quello che c’era dentro
Il sesso inutile esce da Rizzoli nel 1961. È il primo libro di Oriana Fallaci.
Nasce da un’inchiesta che le commissiona Arrigo Benedetti, direttore dell’Europeo: un viaggio in Oriente per andare a vedere come campano le donne. Il sottotitolo è Viaggio intorno alla donna.
Dentro c’è il matrimonio di una sposa bambina a Karachi. Ci sono le matriarche della giungla malese. Ci sono le donne di Hong Kong che avevano appena smesso di fasciarsi i piedi. Ci sono le geishe di Kyoto. Finisce a New York, dove il progresso aveva reso tutto più comodo alle donne, in cambio di un mondo di uomini deboli.
È un reportage sulla condizione femminile firmato nel 1960 da una di trentun anni.
Il libro che avevo letto io, sul dorso, era un altro libro.
Il 15 settembre
Oriana Fallaci è morta a Firenze il 15 settembre 2006. Vent’anni tondi.
Firenze li ha celebrati per bene. La mattina, al cimitero degli Allori, una corona sulla tomba: c’erano il sindaco Sara Funaro, il presidente della Regione Eugenio Giani, l’assessore regionale alla cultura Cristina Manetti, il nipote ed erede Edoardo Perazzi, il presidente del Gabinetto Vieusseux Riccardo Nencini. A mezzogiorno e mezzo, davanti alla Fortezza da Basso, l’intitolazione del giardino. Targhe ai due ingressi, così chi entra trova subito il nome. Un albero piantato, perché amava il verde. Nel pomeriggio un convegno: Oriana Fallaci. L’eretica.
Lo stesso giorno, a Roma, si tenevano i funerali di Stato di Emma Bonino. Il paese aveva due donne da ricordare in una giornata sola.
Non è di questo che volevo scrivere.
Due cerimonie, due donne
Volevo scrivere di una cosa che ha detto l’assessore Manetti agli Allori. A leggerla in fretta sembra una frase di circostanza:
È arrivato il momento di andare oltre le divisioni fra chi è con Terzani e chi con Oriana Fallaci.
Cioè: c’erano due squadre. Lo dice un’istituzione, in pubblico, con i fiori ancora in mano. Giani, poco dopo, sintetizza il momento con «siamo tutti uniti».
Sindaco e presidente sono entrambi del Partito Democratico. Il giardino lo intitola una giunta di centrosinistra a una scrittrice che negli ultimi vent’anni ha fatto da bandiera all’altra metà del paese.
Nel frattempo c’è anche Roma. L’omaggio nazionale per i vent’anni — incontri, dibattiti, una grande mostra con foto, scritti, video, interviste — il Ministero della Cultura lo aveva annunciato esattamente un anno prima, il 15 settembre 2025. Nel comunicato il sottosegretario Lucia Borgonzoni ricorda una donna che «non ha mai avuto paura di dire la verità» e che dopo l’11 settembre denunciò «i pericoli legati al fondamentalismo islamico» pagandola cara.
A Firenze si commemora la fiorentina, la ragazza che a quattordici anni faceva la staffetta partigiana. A Roma si commemora quella del 2001.
Nessuno dei due mente. Ognuno prende il suo pezzo e lascia lì il resto.
Preciso, che serve
Di quello che ha scritto dopo l’11 settembre qui non si discute il merito. Non perché sia un argomento delicato, ma perché è un altro argomento: chi vuole quella discussione la trova ovunque, in entrambe le versioni, gratis.
Qui si guarda soltanto il modo in cui ce la stiamo dividendo. È una faccenda che riguarda noi, non lei.
Perché si presta
Il punto è che si lascia dividere benissimo. E non è un caso.
Nel 1975 il direttore dell’Europeo Tommaso Giglio le commissiona un’inchiesta sull’aborto, che in quegli anni era il tema. Quattro mesi di tempo, mano libera sul contenuto.
Lei sparisce per sei mesi. Torna con Lettera a un bambino mai nato, che un’inchiesta non è.
È un monologo. Due milioni di copie. Nel processo immaginario che chiude il libro, la protagonista finisce per dare ragione a tutti quelli che la accusano, medico conservatore compreso.
Chi aspettava una bandiera restò a mani vuote. Entrambe le tifoserie ci hanno provato lo stesso, ognuna citando le pagine che le tornavano.
Era il suo modo di stare al mondo. Era anche la ragione per cui mi è sempre piaciuta: prendeva posizione senza mezzi termini. La posizione, però, non era mai quella della sua squadra.
Una squadra non l’ha mai avuta.
Diceva in prima persona cose che nel momento in cui le diceva non si dicevano, cambiando lato tutte le volte che le pareva giusto cambiarlo.
Chi milita in modo coerente se lo eredita una parte sola. Lì finisce.
Chi si muove libero lascia dietro dei pezzi. E un pezzo lo può raccogliere chiunque, senza sentirsi in debito con quelli che restano per terra.
Finché era viva, a contraddirsi era lei. Da vent’anni la contraddizione la amministrano altri.
I tre fascicoli
C’è una parte che in nessuna delle cerimonie è stata nominata.
Nel giugno del 2002 il Centro islamico di Ginevra, attraverso il suo «Comitato per il rispetto del diritto dei musulmani», presenta una querela alla Procura ginevrina per La rabbia e l’orgoglio. Chiede il sequestro del libro, il divieto di diffonderlo, un procedimento contro «tutte le persone che in modo diretto o indiretto sono implicate nella diffusione». Il direttore Hani Ramadan dichiara che «la signora Fallaci insulta la comunità musulmana nel suo insieme con parole indegne».
Lo stesso anno, a Parigi, tre associazioni antirazziste citano lei e l’editore Plon per provocazione alla discriminazione: articolo 24 della legge sulla stampa del 29 luglio 1881. Il 20 novembre 2002 il tribunale dichiara le associazioni irricevibili.
Non per quello che c’era scritto nel libro. Per un vizio di notifica: l’avevano citata all’indirizzo sbagliato.
Poi c’è Bergamo. Querela di Adel Smith, diciotto frasi tratte da La forza della ragione, vilipendio della religione islamica. Il pubblico ministero chiede l’archiviazione. Il giudice per l’udienza preliminare Armando Grasso gliela nega.
A Bergamo per una ragione che vale il viaggio: la competenza seguiva il luogo di stampa. La processavano dove stava la tipografia.
Il dibattimento era fissato per il 18 dicembre 2006.
Muore il 15 settembre.
Tre fascicoli in tre paesi in quattro anni. Nessuno dei tre è arrivato a dire mezza parola su quello che aveva scritto. Uno si chiude su una busta consegnata male. Uno si chiude perché l’imputata è morta. Del terzo non si sa.
Non è mai stata condannata. Non è mai stata assolta.
La questione è rimasta lì aperta. E una questione aperta la chiude chiunque, come gli pare: chi sostiene che avesse ragione non ha una sentenza contro, chi sostiene che avesse torto non ne ha una a favore.
Vent’anni dopo, un giardino con due targhe.
Nessuna delle due cose l’ha decisa lei.
Alla Fortezza da Basso, mentre piantavano l’albero, il nipote ed erede Edoardo Perazzi ha detto una frase sola:
Oriana va letta, non va giudicata, non va messa su un piedistallo, va semplicemente letta e poi uno trae le conclusioni.
L’ha detta mentre le intitolavano il giardino.
Fonti
- Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani — voce «Fallaci, Oriana»
- Ansa, «Firenze omaggia Oriana Fallaci nei 20 anni dalla morte», 15 settembre 2026
- Firenze Post, «Firenze ricorda Oriana Fallaci a 20 anni dalla scomparsa e le dedica il giardino alla Fortezza», 15 settembre 2026
- Ministero della Cultura, comunicato del 15 settembre 2025
- swissinfo.ch, «Fallaci sotto accusa», 20 giugno 2002
- Fabula, «L’écrivain peut-il inciter à la haine? Le procès de La Rage et l’orgueil d’Oriana Fallaci (2002)»
- L’Eco di Bergamo, «È morta a Firenze Oriana Fallaci: a Bergamo era sotto processo per vilipendio»
- Rizzoli, scheda de «Il sesso inutile. Viaggio intorno alla donna»
- il Libraio, «Leggere Lettera a un bambino mai nato 50 anni dopo»
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Aldo Carnero
Musicista e autore
Aldo Carnero, Torino 1969. Su Sensi scrive di corpi, desiderio e linguaggio della società.
www.aldocarnero.itLe Lettere di Frutille
Un invio discreto, quando c'è davvero qualcosa da condividere.