Spedizione gratuita e discreta, sempre.

Frutille
Le posizioni sono una sezione su sessantaquattro

A cura della Redazione Frutille

Il Kamasutra e la sezione che tutti credono sia il libro

Il Kāma Sūtra di Vātsyāyana è un trattato sanscrito, composto con ogni probabilità nel III secolo, sulla vita del cittadino colto: dove si abita, come si passa la giornata, come ci si corteggia, come si sta insieme e come ci si lascia. Dichiara di essere fatto di trentasei capitoli distribuiti in sessantaquattro sezioni. Quella dedicata alle posizioni sessuali è la tredicesima. La versione che circola in Occidente discende da una traduzione inglese del 1883, stampata per sola circolazione privata da una casa editrice che non esisteva.

Quello che quasi tutti pensano che sia

In italiano «Kamasutra» funziona come sinonimo: sta per manuale di posizioni e lo sta così stabilmente da servire anche per posizioni che nel testo non compaiono. Non sembra più una tesi su un libro. Sembra il nome di una cosa.

Il libro però esiste ed è consultabile. Le due parole del titolo dicono già dove va a parare. Sūtra è il filo su cui si infilano gli aforismi di un trattato e per estensione il trattato stesso; kāma è il desiderio, il piacere, l’amore: uno dei tre fini riconosciuti dell’esistenza, accanto all’ordine morale e alla ricchezza. Un’opera sul kāma è quindi un’opera su come si organizza una vita intorno a quel fine. Le posizioni sono un capitolo di quell’organizzazione.

Cosa c’è davvero dentro il testo

Sette libri, trentasei capitoli. Il primo riguarda l’educazione e le giornate: contiene l’elenco delle sessantaquattro arti che vale la pena imparare, dove stanno il canto, la danza, la cucina, la falegnameria, l’architettura, il saggio dell’oro e dell’argento e l’arte di insegnare a parlare ai pappagalli. Contiene anche la giornata di un uomo di città: la casa vicino all’acqua, l’altalena imbottita all’ombra nel frutteto, il liuto appeso a una zanna d’avorio, un libro di poesia recente da leggere ad alta voce.

Il secondo libro è quello sul sesso ed è il più lungo dei sette: dieci capitoli su trentasei. Il numero vero conviene dirlo, perché la formula corrente lo sbaglia in tutte e due le direzioni. Il sesso, qui dentro, non è affatto marginale. Presentare il Kāma Sūtra come un galateo con qualche pagina imbarazzante significa correggere un equivoco con un altro. Marginali sono le posizioni. In quei dieci capitoli stanno gli abbracci, i baci, i segni delle unghie e dei denti, i suoni, le liti, il primo incontro e l’ultimo, il modo in cui il desiderio si spegne e quello in cui si riaccende. La sezione intitolata alle posizioni è la tredicesima su sessantaquattro. Nell’edizione Oxford, che è quella accademica di riferimento, occupa quattro pagine su centosettanta.

Il terzo libro è sul corteggiamento e la sua istruzione ricorrente è di non affrettare niente: le prime tre notti di un matrimonio si passano per terra e senza sesso, dentro dieci giorni in cui quello che si raccomanda è di parlarsi, perché una donna avvicinata con la forza da chi non si è ancora guadagnato la sua fiducia diventerà una donna che detesta il sesso. Molte pagine riguardano quanto tempo si lascia passare prima di ogni mossa. Il quarto libro è sulla vita domestica, il quinto sull’adulterio, il sesto sulle cortigiane e sul denaro. Quest’ultimo discende, dice il testo, da un libro che le cortigiane di Pāṭaliputra avevano commissionato secoli prima a un altro autore. Il settimo raccoglie ricette e formule.

Il 1883 e le quattro persone dietro un nome solo

Nel 1883 esce The Kama Sutra of Vatsyayana. Da quel volume discende quasi tutto quello che in Occidente si crede di sapere sul testo. Sul frontespizio non compare il nome di nessun traduttore: dice soltanto che l’opera è tradotta dal sanscrito, in sette parti; sotto porta «Cosmopoli, 1883, per la Kama Shastra Society di Londra e Benares, e per sola circolazione privata». Il nome di Richard Francis Burton è arrivato dopo. E non se n’è più andato.

Burton non l’aveva tradotto. Il lavoro sui manoscritti lo avevano fatto due studiosi indiani, Bhagavanlal Indrajit e Shivaram Parashuram Bhide, i cui nomi non compaiono da nessuna parte; Indrajit aveva raccolto quattro codici fra Bombay, Calcutta, Benares e Jaipur. La versione inglese l’aveva sistemata Forster Fitzgerald Arbuthnot, che pagò la stampa e scrisse l’introduzione. Burton rifinì il testo e ci mise il coraggio di pubblicarlo, che nell’Inghilterra dell’Obscene Publications Act non era poco: per aggirare la censura i due inventarono una casa editrice che consisteva in loro due. Due anni dopo, con i censori alle calcagna, Arbuthnot dichiarò che la traduzione era interamente opera di pandit indiani. Lo disse sapendo di mentire con una cosa vera. Wendy Doniger propone di chiamarla la traduzione Indrajit-Bhide-Arbuthnot-Burton.

Quel volume, però, è completo: traduce tutte e sette le parti e la prefazione promette per esteso «una traduzione completa» del trattato. La riduzione era arrivata prima e da un’altra porta: Burton e Arbuthnot erano capitati sul Kāma Sūtra mentre traducevano l’Anaṅgaraṅga, un manuale del Quattrocento che del trattato tiene quasi soltanto il secondo libro e il settimo — il sesso e le ricette — e che in India era molto più letto dell’originale. Sono entrati dalla porta che avevano già in mano. Doniger indica il punto in cui quella porta si vede: di tutto il volume, le pagine tradotte meglio sono proprio quelle sulle posizioni. Il libro è arrivato in Occidente intero, con l’attenzione già distribuita. Quella distribuzione non si è più mossa.

In Inghilterra e negli Stati Uniti il volume non fu pubblicato apertamente fino al 1962, il che non lo fermò: divenne uno dei testi più piratati della lingua inglese, ristampato di continuo e a volte senza il nome di nessuno dei quattro. In Italia la prima traduzione condotta direttamente dal sanscrito è del 1990, di Cinzia Pieruccini: per più di un secolo, quello che si leggeva qui passava dall’inglese del 1883.

Quello che si perde per strada

Si perde, prima di tutto, un genere. Un trattato che tiene insieme il modo di arredare una stanza, l’arte di far parlare un pappagallo e il calcolo di quanto convenga una relazione dice del piacere che è una competenza fra le altre, dentro una vita organizzata. La lettura corta lo consegna alla tecnica, che è poi il modo più sicuro di trasformare il piacere in una prestazione da eseguire bene.

Si perdono le voci. La traduzione del 1883 ammorbidì con metodo: allungò i periodi, rese indiretti i discorsi diretti, stampò come prosa i versi e infilò nel testo il commento medievale di Yaśodhara senza segnalarlo. In un passaggio sulla moglie di un uomo infedele, dove il sanscrito dice che lo rimprovera con parole dure, l’inglese le fa usare «parole concilianti». A quale anello della catena siano nate le singole scelte, avverte Doniger, quasi sempre non si può stabilire. È l’altra faccia di un libro tradotto in quattro e firmato da nessuno. Sull’orgasmo femminile il trattato contiene una discussione più fine di quelle che circolavano in Europa per molto tempo ancora. Mentre a Londra si stampava quel volume, sul piacere femminile la medicina europea si raccontava storie che nessuno andava a verificare.

E c’è la scelta lessicale che ha fatto più danni: lingam e yoni, le parole con cui la traduzione del 1883 indica gli organi sessuali e con cui li indica ancora oggi chi crede di citare il testo. Vātsyāyana quasi non le usa: yoni, per l’organo femminile, non compare mai. Nel punto in cui compare, lingam vale per tutti e due. La parola corrente è jaghana, cioè bacino, o inguine, o fra le gambe. Servivano a tenere il libro fuori dal raggio della censura, perché due parole sanscrite non hanno odore. Il prezzo lo ha descritto Doniger: il sesso di cui si parlava smetteva di essere quello di chi leggeva, per diventare quello di «gente strana e scura, molto lontana».

Va detto anche il resto, altrimenti si scambia un’idealizzazione con un’altra. Il Kāma Sūtra contiene pagine che oggi si leggono male: dà per scontato che gli uomini in posizione di potere prendano le donne che vogliono, elenca il rapimento fra i modi ammessi di procurarsi una moglie e legge i rifiuti detti a voce da una donna durante il sesso come parte di un gioco. La versione intera non è la versione migliore. È solo quella intera ed è l’unica su cui si possa dire qualcosa.

Fonti

Data di verifica delle fonti: 26 agosto 2026. Il conteggio delle sezioni e delle pagine è stato fatto sull’indice e sul corpo dell’edizione Oxford 2002, non su riprese; il frontespizio e l’indice delle sette parti sono stati letti sul testo del 1883.

I contenuti di questo articolo si possono citare e riprendere liberamente, in tutto o in parte. Chiediamo soltanto di indicare la fonte con un collegamento a questa pagina.

Percorsi vicini

Altri pensieri che dialogano con questo testo, da attraversare con lo stesso tempo.

Le Lettere di Frutille

Un invio discreto, quando c'è davvero qualcosa da condividere.