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Mica semo tutti così: le Eterobasiche e la Fondazione

di Aldo Carnero — Musicista e autore

Mica semo tutti così

Il 25 novembre 2024 era la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Quel giorno, sul profilo Instagram della Fondazione Giulia Cecchettin, è uscito un reel con due firme: quella della Fondazione e quella delle Eterobasiche.

La didascalia diceva «Il patriarcato non esiste». Subito sotto: «Sostieni la @fondazionegiuliacecchettin al link in bio!»

Quasi un anno dopo, il 13 ottobre 2025, ne è uscito un altro con le stesse due firme. Didascalia: «FREE THE PASSWORD!». Poi «Tutti questi comportamenti sono una forma di violenza!». Poi il numero di un centro antiviolenza.

Sono ancora lì, nella griglia della Fondazione.

Li ho guardati tutti e due, più di una volta. Le battute me le sono trascritte a mano, perché le Eterobasiche parlano come Trilussa. Qualcuna, per capirla bene, ho dovuto tradurla.

Il maschio base

Le Eterobasiche sono Maria Chiara Cicolani e Valeria De Angelis, romane, sui social dalla fine del 2021. Fanno una cosa sola e la fanno bene: la parodia del maschio eterosessuale medio, quello che chiamano «etero basic». Lo interpretano loro due, in romanesco.

Nel 2022 Cicolani lo descriveva così al Messaggero: «Com’è il maschio base? Crede nel branco, cioè negli amici che lo devono fa’ diverti, perché tanto a piangere c’è la donna». Qualche riga dopo, il resto del ritratto: «Poi studia economia, fa cripto e c’ha il cane».

Nella stessa intervista c’era una frase che è girata molto meno. Le due ammettevano che gli uomini, su un punto, hanno ragione: «non è un gran momento per essere maschi». Parlavano della pressione che i ragazzi si portano addosso, del disagio dei liceali. Due anni dopo, al Salone del Libro di Torino, spiegavano che l’ironia «ha la forza di creare un ponte tra te e la persona su cui ironizzi».

Sul loro canale il ponte regge. Il maschio base è uno che ha dovuto lasciare il calcio per colpa del crociato e prepara una carbonara «da paura». Fa ridere perché lo conosciamo. Su TikTok, raccontavano, quasi un terzo di chi le seguiva era maschio.

È satira sul maschio medio. Legittima quanto quella su chiunque altro: non ho niente da toglierle.

Quello che non si discute

Giulia Cecchettin aveva ventidue anni quando è stata uccisa, l’11 novembre 2023. La Fondazione che porta il suo nome lavora contro la violenza sulle donne. Il centro antiviolenza di Roma che compare nella didascalia esiste davvero: ha aperto nel 2025, in un immobile confiscato alla criminalità.

Le cose che il reel del 2025 mette in fila sono controllo vero. Pretendere che lei risponda sempre al telefono. Seguirla quando esce. Sapere in ogni momento dov’è. Chi le subisce fa bene a chiedere aiuto. Quel numero in didascalia serve.

Qui non c’è un però.

La cornice

Il reel del 2025 è costruito come tutti gli altri. Il maschio base elenca le sue abitudini con l’aria di chi spiega l’ovvio. Seguirla quando esce è una premura, anzi lei dovrebbe pure essere contenta. E chi pensa che geolocalizzarla sia violenza ha un problema di sincerità.

È il personaggio di sempre, con la voce di sempre. Sul canale delle Eterobasiche sarebbe una puntata come le altre.

Solo che qui c’è una seconda firma. Sotto c’è scritto che tutti questi comportamenti sono una forma di violenza.

Lo sketch è lo stesso. Il posto no.

Sul profilo di due comiche il maschio base è un tipo umano: uno che abbiamo incontrato tutti e che a volte, a essere onesti, siamo stati. Sul profilo di una fondazione intitolata a una ragazza uccisa, sotto la parola violenza, smette di essere un tipo. Diventa un identikit.

Basic vuol dire medio. In quella cornice, però, il maschio medio non è più quello che fa cripto e c’ha il cane. È quello che, mediamente, è un imbecille, un persecutore, un violento.

Alla domanda se esista anche una donna etero basica, le autrici hanno risposto di sì, senza esitare: la riconosci dalla borsa firmata e dai braccialetti pieni di charms. Nei reel con la Fondazione lei non c’è.

Il cerchio

Torniamo al 25 novembre.

Nel reel del 2024 il maschio base risponde a chi parla di violenza sulle donne. Dice che la violenza non ha genere. Chiede se sappiamo quanti uomini muoiono nel mondo. Chiede perché si faccia differenza fra femminicidio e omicidio, se si vuole la parità. Poi, nella versione originale: «Perché nun se parla dee donne c’uccidono l’ommini?» E ancora: «Perché nun esiste er maschicidio?»

In fondo alla lista: «Mica semo tutti così».

Alcune di quelle obiezioni sono deboli. Il reel fa bene a riderne. Il maschicidio, poi, è una battuta già da solo.

L’ultima no.

Che non tutti gli uomini siano violenti non è un’obiezione. È un fatto. È anche la prima cosa che viene in mente a un uomo qualunque quando si sente descrivere come un pericolo.

Il reel l’ha presa e l’ha messa in bocca al personaggio, in coda, subito dopo il maschicidio. Detta con quella cadenza, in quella compagnia, suona come le altre. Suona come una scusa.

Accostati, i due reel chiudono il giro. Nel 2025 il maschio comune è quello che controlla. Nel 2024 è quello che nega. Chi prova a dire che lui non controlla nessuno, che non sono tutti così, sta recitando la battuta finale. L’ha già scritta qualcun altro, in romanesco, con la cadenza giusta per far ridere.

Il ponte di cui parlavano al Salone, su quel profilo, ha una sponda sola.

In italiano

Mica semo tutti così.

In bocca a quel personaggio, con quella cadenza, fa ridere.

Tradotta, è la frase più ragionevole che un uomo possa dire di sé.

Su quel profilo la traduzione non c’è.

Fonti

I contenuti di questo articolo si possono citare e riprendere liberamente, in tutto o in parte. Chiediamo soltanto di indicare la fonte con un collegamento a questa pagina.

Aldo Carnero

Aldo Carnero

Musicista e autore

Aldo Carnero, Torino 1969. Su Sensi scrive di corpi, desiderio e linguaggio della società.

www.aldocarnero.it

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