Spedizione gratuita e discreta, sempre.

Frutille
Sexting: cos’è, come si fa e dove sono i limiti

A cura della Redazione Frutille

Sexting: che cos’è, come si fa bene e che cosa lascia

Il sexting è lo scambio di messaggi, foto, video o audio a contenuto sessuale, di solito sul telefono. Fra due adulti che si fidano può essere un modo per tenere vivo il desiderio quando i corpi non sono nella stessa stanza: anche l’attesa fra un messaggio e l’altro diventa parte del gioco. Lo regge un patto semplice, in cui ognuno sceglie che cosa mandare, si può smettere in qualunque momento e niente esce dalla conversazione senza il consenso di tutti e due.

Che cos’è il sexting

La parola viene dall’inglese, dove unisce sex e texting, cioè lo scrivere messaggi; in italiano è attestata almeno dal 2009. Il vocabolario Treccani la definisce come l’invio di messaggi, immagini o video a sfondo sessuale. Sotto quel nome stanno cose molto diverse: una frase lasciata a metà pomeriggio, un audio a bassa voce, una foto. Qui si parla soprattutto delle parole, che sono anche un modo semplice di cominciare.

Una frase scritta può accendere il desiderio lasciando qualcosa da completare. Chi legge aggiunge il resto con la propria immaginazione, nella voce che conosce e nei luoghi che ricorda: il corpo può rispondere anche a quello che immagina.

Perché funziona: aspettare la risposta, scegliere le parole

Fra un messaggio e il successivo passa del tempo: anche quel tempo fa parte del gioco. Si scrive, si aspetta, si rilegge quello che è arrivato; la risposta non c’è ancora e intanto la si immagina. È la stessa logica per cui il desiderio vive nell’anticipazione, prima ancora che qualcosa succeda. Per iscritto quell’anticipazione può attraversare un pomeriggio intero, con una frase che intanto resta lì a lavorare.

Scrivere lascia poi il margine per scegliere le parole. Con il tempo quelle parole possono diventare un vocabolario: allusioni che hanno senso per due persone sole, un nome dato a una cosa, una frase che richiama una sera precisa. È il lessico privato che una coppia si costruisce per conto suo, applicato a una parte della vita che a voce, a volte, si fa più fatica a nominare.

Per chi sente il desiderio accendersi in risposta a qualcosa più che comparire da solo, un messaggio arrivato durante il giorno può fare da innesco, con ore di margine prima dell’incontro.

Come si fa bene

Cominciare dalle parole

Le parole lasciano margine a tutti e due. Una frase allusiva si può raccogliere o lasciar cadere, mentre un’immagine arriva già intera. Si può cominciare da una frase che apre senza pretendere: «Oggi mi è tornata in mente la sera di sabato, a un certo punto preciso», oppure «Ti dico che cosa farei adesso, se fossimo nella stessa stanza?». La seconda è una domanda: lascia all’altra persona la possibilità di dire sì, o di non dirlo.

Le immagini, se tutti e due le desiderano, possono arrivare dopo, quando le parole hanno già detto che cosa piace a tutti e due.

Accordarsi prima, anche su come si smette

Aiuta prendere l’accordo fuori dal momento, a mente fredda. Riguarda che cosa va bene (solo parole, anche audio, anche foto, con il volto o senza), in quali ore e su quale telefono, che cosa si fa dei messaggi dopo. Per chi vorrebbe proporlo e non sa da dove cominciare, vale quello che vale per qualunque desiderio detto con calma: si comincia da una domanda piccola, in un momento in cui c’è spazio.

Fa parte dell’accordo anche il modo di smettere. Basta una parola, o il semplice non rispondere più, senza che serva una spiegazione: chi riceve lo legge come un’informazione. Il consenso qui si rinnova come nel resto dell’intimità, messaggio dopo messaggio: anche l’accordo preso prima va confermato a ogni passo nuovo.

Il ritmo e le risposte che possono aspettare

Un messaggio arrivato chiede attenzione quando c’è. Chi lo riceve può essere al lavoro o altrove con la testa. Se la risposta non arriva ci si ferma: dal silenzio non si ricava né un sì né il motivo. Insistere con altri messaggi per avere una risposta trasforma l’attesa in una pressione: è il punto in cui il gioco smette di essere condiviso. Lo stesso vale per lo scambio: una foto ricevuta non obbliga a mandarne una.

Fra due città, qualche coppia affianca alle parole gli oggetti con il controllo a distanza: quelli che si comandano da un’app arrivano anche lontano. Allora il ritmo passa dal comando, con lo stesso accordo su quando cominciare e quando fermarsi.

Quello che resta dopo: fiducia, accordi, dispositivi

Un messaggio esce dal momento in cui è stato scritto. Può restare sul telefono di chi l’ha mandato e su quello di chi l’ha ricevuto, in un backup, in una galleria che si sincronizza con altri dispositivi. Per questo la fiducia fa parte della pratica fin dall’inizio: mandare qualcosa vuol dire affidarlo.

Gli accordi su che cosa si tiene completano quelli su che cosa si manda. C’è chi cancella tutto alla fine della conversazione, chi conserva le parole e non le immagini, chi decide insieme che cosa fare dei messaggi se la relazione finisce; conta che la decisione sia di tutti e due e venga presa prima.

Poi c’è il dispositivo, che vede più persone della conversazione. Le anteprime delle notifiche, secondo le impostazioni, possono mostrare il testo sullo schermo bloccato, un tablet di casa può ricevere gli stessi messaggi del telefono, una foto salvata nella galleria può finire in un archivio sul cloud. I messaggi a scomparsa riducono il tempo in cui un contenuto resta visibile, ma una foto dello schermo fatta con un altro telefono resta sempre possibile. Un’immagine senza volto e senza dettagli riconoscibili, come un tatuaggio o la stanza sullo sfondo, dice meno di chi la manda, senza renderla anonima.

Che cosa dice la legge

Dal 2019 il codice penale ha un articolo dedicato, il 612-ter, introdotto dalla legge 19 luglio 2019 n. 69. Punisce chi, dopo averli realizzati o sottratti, invia, pubblica o diffonde, anche a una sola persona, immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati senza il consenso delle persone ritratte. La stessa pena vale per chi li ha ricevuti e li diffonde senza consenso per recare danno. La pena base è la reclusione da uno a sei anni, con una multa da 5.000 a 15.000 euro. Aumenta, fra gli altri casi, quando a diffonderli è il coniuge, anche separato o divorziato, o una persona che è o è stata legata da una relazione affettiva a chi è ritratto, oppure quando passano da strumenti informatici o telematici. L’articolo sta fra i delitti contro la persona, la parte del codice in cui la violenza sessuale è stata collocata soltanto nel 1996.

Per chi le aveva mandate a qualcuno di cui si fidava, il punto è semplice: la responsabilità è di chi le diffonde.

Con i minorenni le regole sono più severe. Per la legge è pornografia minorile ogni rappresentazione di una persona sotto i diciotto anni in attività sessuali esplicite, anche simulate, o dei suoi organi sessuali a fini sessuali. La Cassazione ha chiarito che chi inoltra ad altri questo materiale può risponderne anche quando le immagini le ha scattate la persona minorenne stessa: averle fatte da sé non rende lecito diffonderle.

Chi ha fondato motivo di temere che proprie immagini, video o audio sessualmente espliciti vengano diffusi può segnalarlo al Garante per la protezione dei dati personali con il modulo sul suo sito: lo prevede dal 2021 l’articolo 144-bis del Codice privacy. La legge gli dà quarantotto ore dal ricevimento della segnalazione per decidere; può servire integrarla. Il Garante si rivolge poi alle piattaforme, pur avvertendo che il suo intervento non garantisce in assoluto che la diffusione non avvenga. Se arrivano minacce o richieste di denaro, ci si può rivolgere alla polizia anche prima. Se le immagini sono già uscite, la querela si presenta entro sei mesi da quando si è saputo del fatto, alla Polizia Postale, a un altro ufficio di polizia o ai carabinieri; in alcuni casi si procede d’ufficio. Sul sito della Polizia Postale si possono anche segnalare i contenuti: la segnalazione però non vale come querela.

Domande frequenti

Il sexting è tradimento?


Dipende dagli accordi della coppia, come ogni cosa che riguarda l’esclusività. Per qualcuno lo è già scrivere con quel tono a un’altra persona, per altri conta solo il contatto fisico: la risposta che vale è quella delle due persone che stanno insieme.

E se non mi va?


Basta dirlo, anche senza dare una ragione. Un no al sexting riguarda un modo di stare insieme, uno fra tanti: da solo non dice quanto si desideri l’altra persona. Chi l’ha proposto riceve un’informazione, come per qualunque altra proposta.

Si può fare senza mandare foto?


Sì: le parole possono reggere da sole tutto lo scambio. Un audio aggiunge la voce senza un’immagine, ma resta un file come gli altri, con gli stessi accordi su che cosa si tiene.

Il sexting è pericoloso?


Fra adulti che si sono accordati, i rischi riguardano il rispetto dei limiti durante lo scambio e quello che può succedere dopo: un contenuto che esce dalla conversazione, un dispositivo che vedono anche altri. Diffondere senza consenso immagini o video sessualmente espliciti può essere un reato; con i minorenni le regole sono molto più severe.

Fonti

I contenuti di questo articolo si possono citare e riprendere liberamente, in tutto o in parte. Chiediamo soltanto di indicare la fonte con un collegamento a questa pagina.

Percorsi vicini

Altri pensieri che dialogano con questo testo, da attraversare con lo stesso tempo.

Le Lettere di Frutille

Un invio discreto, quando c'è davvero qualcosa da condividere.