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Basta che sembri: la legge inglese sul porno e il collo

di Aldo Carnero — Musicista e autore

Basta che sembri

Dal 6 novembre, in Inghilterra e in Galles, tenere sul telefono un video pornografico in cui una persona stringe il collo a un’altra sarà un reato. Fino a due anni di carcere. Chi lo pubblica rischia fino a cinque.

La legge prevede alcune difese. Una è per chi il video l’ha ricevuto senza chiederlo e non l’ha tenuto troppo a lungo. Un’altra è per chi «ha partecipato direttamente all’atto», a patto che nessuno abbia subito un danno senza volerlo. Quelle persone il video possono tenerselo. Possono anche mandarlo, purché lo mandino soltanto a chi ha partecipato a sua volta.

Chi c’era, insomma, è a posto.

Il problema è chi guarda.

Quello che si può fare

Leggendo la notizia viene da pensare che in Inghilterra stringere il collo a qualcuno sia vietato. Lo è. Dal 2022 lo strangolamento è un reato a sé, introdotto perché spesso non lascia segni e chi picchiava la faceva franca.

La stessa norma, però, prevede che il consenso valga come difesa. Smette di valere solo quando ci sono lesioni gravi, volute o messe in conto da chi stringe.

Tradotto: due adulti che lo scelgono senza farsi male sul serio non commettono niente.

La legge nuova viene da una revisione indipendente sulla pornografia affidata alla baronessa Gabby Bertin, pari conservatrice. È uscita nel febbraio del 2025 e il governo laburista l’ha trasformata in legge. Nella prefazione il ragionamento sta in una riga: il Domestic Abuse Act del 2021 «ha reso lo strangolamento non fatale un reato in sé e quindi» la definizione di pornografia illegale deve comprenderlo.

Dentro quel «quindi» manca una riga. Quella sul consenso.

Il 16 ottobre il lancio della Press Association che dava la notizia ha fatto lo stesso salto: lo strangolamento è già un reato, mostrarlo online no.

Vero o recitato

Mi sono chiesto, leggendo, se la legge parli di strangolamenti veri o recitati. Non fa differenza. Il testo punisce l’immagine che mostra «in modo esplicito e realistico» una persona che strangola o soffoca un’altra, quando «una persona ragionevole» che la guarda penserebbe che quelle persone siano reali. La guida del ministero precisa che valgono anche le immagini fatte con l’intelligenza artificiale.

Lì di vero non c’è nemmeno il collo.

Il cinema è salvo. Un film classificato resta fuori, scene comprese. Ne esce soltanto la scena che qualcuno ritaglia e si tiene «unicamente o principalmente a scopo di eccitazione sessuale». Le stesse immagini, nello stesso ordine, dentro il film sono cinema e fuori dal film sono un reato.

Decide il motivo per cui le hai tagliate.

Chi pensa a gente uccisa davvero davanti a una telecamera, per il piacere di chi guarda, può stare tranquillo: le immagini pornografiche realistiche di un atto che minaccia la vita di qualcuno sono reato dal 2008.

La legge nuova riguarda tutto quello che viene prima.

Il collo

Una cosa va detta chiara, perché è vera. Gli esperti di medicina ascoltati dalla revisione sostengono che non esista un modo sicuro di stringere un collo: si può perdere conoscenza in una decina di secondi. Nelle relazioni violente, poi, lo strangolamento è un segnale preciso. Uno studio americano del 2008 su donne maltrattate ha trovato che quelle già strangolate dal partner avevano una probabilità più di sette volte maggiore di esserne uccise.

Chi stringe il collo a qualcuno che non vuole commette un reato, anche se dopo racconta che era un gioco. In Inghilterra quella legge c’era già.

È una buona legge.

A chi l’hanno chiesto

Il numero su cui poggia tutto è un 38 per cento. Sta nella prefazione della revisione: il 38 per cento delle donne fra i 18 e i 39 anni è stato strangolato durante un rapporto. Ho voluto vedere le tabelle originali e il dato è giusto. Viene da un sondaggio Savanta ComRes per BBC Radio 5 Live del 2019 e riguarda rapporti consensuali.

Il sondaggio era rivolto a duemila donne. Soltanto a loro. Chiedeva che cosa avessero subito.

L’anno dopo la BBC ha interrogato altrettanti uomini della stessa età. Il numero che ne è uscito, quello che la revisione riporta, riguarda quello che avevano fatto alle partner.

Delle donne si è misurato quello che hanno subito. Degli uomini, quello che hanno fatto.

Nell’ottobre del 2024 le due domande, subire e fare, le ha poste a uomini e donne l’Institute for Addressing Strangulation: l’istituto britannico che studia il fenomeno e che il divieto l’ha accolto con favore. Su 2.344 persone dai 16 anni in su, una su sei era stata strangolata almeno una volta da un partner durante un rapporto consensuale. Poco più della metà erano donne. Poco meno della metà, uomini.

Il rapporto lo scrive da sé: fra chi lo subisce «non c’era una differenza considerevole» tra maschi e femmine. La differenza c’è dall’altra parte, perché a stringere sono più spesso gli uomini.

Negli Stati Uniti, fra gli studenti universitari, la sproporzione è molto più netta. Non è un dettaglio da nascondere. Ma la legge è inglese. In Inghilterra, quando si chiede a tutti, quasi metà di chi viene strangolato è un uomo.

La revisione Bertin è uscita quattro mesi dopo quel sondaggio e non lo cita. Ammette però che molti studi in materia «non sono rappresentativi perché condotti attraverso una lente eteronormativa – l’uomo che strangola la donna – e non costituiscono prova di un nesso causale».

La legge, va detto, è scritta in modo neutro: «una persona che strangola o soffoca un’altra persona». Il genere ce lo mette chi la presenta.

Innocuo

Che cosa si punisca, allora, lo spiega il governo. Non sostiene che il video faccia male a chi ci sta dentro. Sostiene che la pornografia «può modellare quello che le persone pensano sia una relazione sana» e che certi contenuti rendono normali comportamenti dannosi. Chi guarda viene punito per quello che guardare potrebbe fargli venire in mente.

Nella stessa legge finisce anche il sesso fra due attori adulti che fingono di essere fratelli. Fratelli non sono. Lo sembrano.

La ministra della Giustizia, Alex Davies-Jones, nell’annunciare la data ha tenuto a precisare: «Non si tratta di criminalizzare preferenze sessuali innocue».

Qualche riga più sotto, nella stessa dichiarazione, si rivolgeva a chi quei video li ha già: «Se avete questo materiale, cancellatelo. Se lo condividete, smettete. Non è innocuo come pensate e dopo il 6 novembre è un reato».

Da quel giorno, in Inghilterra, un video così avrà un solo pubblico autorizzato. Chi c’era.

Gli unici che sanno già come va a finire.

Fonti

I contenuti di questo articolo si possono citare e riprendere liberamente, in tutto o in parte. Chiediamo soltanto di indicare la fonte con un collegamento a questa pagina.

Aldo Carnero

Aldo Carnero

Musicista e autore

Aldo Carnero, Torino 1969. Su Sensi scrive di corpi, desiderio e linguaggio della società.

www.aldocarnero.it

Le Lettere di Frutille

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