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Frutille
Una porta dipinta sul muro: chatbot e intimità

di Aldo Carnero — Musicista e autore

Una porta dipinta sul muro

Dopo mezzanotte, sul divano, parlo col cane.

Non è un modo di dire e non è nemmeno una scelta. Non concepisce la vita senza un contatto fisico costante: arriva, si sistema addosso, pesa quello che pesa e resta lì. Io parlo. Lei no.

Non ha mai risposto una parola, e non ha mai sbagliato una risposta.

Il modo aggiornato di parlare da soli

Il 4 agosto, nove giorni fa, un gruppo di ricerca di Stanford ha pubblicato su Nature Human Behaviour uno studio su millecentotrentuno utenti di Character.AI, una delle piattaforme dove si chiacchiera con personaggi artificiali. Duecentoquarantaquattro di loro hanno consegnato ai ricercatori le proprie conversazioni: quasi quattrocentosessantacinquemila messaggi.

Più della metà descrive il chatbot come un amico, un compagno o un partner. Oltre l’80% delle conversazioni non serve a farsi correggere una mail: serve a cercare conforto.

Poi c’è il risultato, ed è quello che ne fa una notizia e non un sondaggio. Chi ha poche persone intorno, dopo essere andato a cercare sostegno emotivo lì dentro, sta peggio di prima. Non meglio. Peggio. Diyi Yang, che dirige il laboratorio, lo dice senza girarci intorno: in molti casi, dopo aver parlato con l’intelligenza artificiale, le persone si sentono più sole.

Dora Zhao, del gruppo, aggiunge la frase che vale tutto il resto: These AI companions are designed to promote engagement. Sono progettati per farti restare.

Non per volerti bene. Per farti restare.

È una precisazione che nessuno ha mai dovuto fare a proposito di un cane.

Il tornello e la porta

Nel frattempo, da noi, si costruivano tornelli.

Il decreto Caivano impone ai siti pornografici di accertare che chi entra sia maggiorenne, e l’Agcom a marzo ha ordinato i primi oscuramenti: due siti, entrambi italiani, uno dei quali si chiama Giochi Premium. Ad aprile il Tar del Lazio ha chiarito che alle piattaforme europee non stabilite in Italia la norma non si applica in automatico, serve prima un passaggio con lo Stato membro.

Un apparato notevole, per due indirizzi.

Solo che la cosa con cui i ragazzini passano le sere non è un video: è una conversazione. E una conversazione non ha una porta davanti a cui piazzare il tornello, perché è indistinguibile da tutte le altre cose che facciamo parlando.

Character.AI infatti si è chiusa da sola. Il 21 novembre 2025 ha annunciato che dal 24 avrebbe tolto la chat libera ai minori di diciotto anni, scrivendo di voler essere as cautious as possible in this transition e di voler minimize the disruption to our under-18 users. Cauti, per non disturbare i ragazzi. Nel comunicato il motivo non c’è scritto.

Il motivo erano cinque cause. Il 7 gennaio di quest’anno l’azienda, i suoi due fondatori e Google hanno trovato un accordo con le famiglie che le avevano depositate in Florida, in Colorado, a New York e in Texas: termini riservati, nessuna ammissione di responsabilità. Una di quelle cause l’aveva portata la madre di Sewell Setzer III, che aveva quattordici anni.

Poi c’è OpenAI, che nell’ottobre del 2025 annuncia contenuti erotici per gli adulti verificati, con la formula treat adult users like adults: trattiamo gli adulti da adulti. Il dettaglio sta nel calendario. L’annuncio esce lo stesso giorno in cui il consiglio consultivo sul benessere — gli psicologi e i neuroscienziati che l’azienda aveva riunito dopo la morte di Setzer — consegnava le proprie obiezioni. Uno dei membri aveva messo per iscritto il rischio di costruire un sexy suicide coach.

Poi il rinvio. Poi, a fine marzo, la cancellazione. La ragione tecnica è che il sistema incaricato di riconoscere l’età scambiava minorenni per adulti in circa il dodici per cento dei casi.

Dodici per cento, a quella scala, non è una percentuale. È una città.

Perché piace, e non è una domanda retorica

Facciamo però la cosa onesta, che è chiedersi perché funziona.

Non ha sonno. Non ha fame. Non ha avuto una giornata storta, perché non le è andata nessuna giornata. Non si ricorda di quella volta. Non ha una madre da chiamare la domenica. Non ti chiede come stai aspettando davvero la risposta, e soprattutto non se la prende se gliela dai a metà.

Non vuole niente.

Ed è tutto lì. La differenza tra un interlocutore e uno specchio è che l’interlocutore vuole qualcosa per conto proprio, e quel qualcosa non coincide mai del tutto con quello che vuoi tu.

Il desiderio dell’altro è la parte scomoda della faccenda. Arriva quando non l’hai chiamato e manca la sera in cui l’avevi messo in conto. Si offende. Cambia idea. Ha i suoi tempi, che non sono i tuoi, e ogni tanto guarda da un’altra parte proprio mentre tu stavi guardando lui.

Ed è anche l’unica cosa che distingue l’intimità dalla ginnastica.

Un desiderio che non ti riguarda non è un difetto del sistema. È la prova che dall’altra parte c’è qualcuno.

Togliere il corpo si può, e lo si è sempre fatto: le lettere, il telefono, quelli che si scrivevano per anni e si sono visti due volte. Togliere la volontà dell’altro è un’operazione diversa, ed è nuova. Quello che resta ha tutte le parole giuste e nessuna resistenza, come una porta finta dipinta sul muro.

Non è questione di scemi

Chi ci va non è scemo, e non ci va necessariamente perché è solo. Lo studio la distinzione la fa con precisione: il danno si concentra su chi ha poca gente intorno, non su chiunque apra quell’applicazione.

E alle tre di notte una voce che risponde subito e non ti chiede niente in cambio è un’offerta ragionevole. Diciamocelo: se da ragazzo mi avessero proposto un interlocutore che non si stancava mai di sentirmi parlare delle canzoni che avevo in testa, avrei detto di sì e avrei pure ringraziato.

Il punto non è la debolezza di chi accetta. È che l’offerta è stata costruita da qualcuno che sapeva perfettamente cosa stava togliendo, e l’ha tolto apposta, perché è la parte che fa perdere utenti.

Il consiglio consultivo, quel giorno, l’aveva scritto.

Poi si alza

A un certo punto il cane si alza.

Non è successo niente, non ho detto niente di sbagliato: le è venuto in mente qualcos’altro. Scende dal divano, si stira lunga, va a dormire di là dove si sta più freschi, e mi lascia lì col discorso a metà.

Se ne va perché le va.

È la cosa più simile a una risposta che abbia mai ricevuto.

Fonti

Aldo Carnero

Aldo Carnero

Musicista e autore

Aldo Carnero, Torino 1969. Su Sensi scrive di corpi, desiderio e linguaggio della società.

www.aldocarnero.it

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