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Lubrificante anale: quale scegliere e perché

A cura della Redazione Frutille

Lubrificante anale: perché qui il criterio cambia

Un lubrificante anale fa da solo tutto il lavoro, perché in questa zona del corpo la scorrevolezza arriva soltanto da fuori. Per questo il criterio con cui sceglierlo è la tenuta, cioè quanto il prodotto resta dov’è prima di assorbirsi, più della famiglia a cui appartiene fra acqua, silicone e ibrido. Un base acqua molto fluido, che altrove funziona bene, qui finisce prima di assolvere la sua funzione. I prodotti con anestetico, venduti proprio per questo uso, tolgono invece l’unico segnale che dice quando rallentare.

Perché qui il lubrificante è una condizione d’uso

Nella maggior parte delle situazioni intime il lubrificante riduce un attrito che il corpo in parte gestisce già da sé: si aggiunge a qualcosa che c’è, lo prolunga, lo rende più uniforme. Il canale anale non produce una lubrificazione propria, quindi qui il prodotto non accompagna niente. Tutta la scorrevolezza disponibile è quella che si porta con sé.

Il tessuto è più sottile della pelle e registra l’attrito quasi subito. Per questo la domanda cambia forma: altrove ci si chiede se usare un lubrificante, qui quale usare e per quanto tempo resterà dove serve. È una domanda pratica. La risposta dipende meno dalla marca che dal modo in cui il prodotto si comporta nel tempo.

La tenuta conta più della famiglia

Le differenze fra acqua, silicone e ibrido restano quelle di sempre (consistenza, durata e compatibilità con i materiali) e valgono anche qui. Cambia il peso che hanno. La mucosa di questa zona assorbe l’acqua con facilità, così un lubrificante a base acquosa molto fluido tende a sparire prima del previsto: in parte evapora, in parte viene assorbito. Al suo posto resta una superficie di nuovo asciutta.

Il silicone si comporta al contrario. Resta in superficie, non si assorbe e chiede di essere rinnovato di rado, al prezzo di una rimozione che richiede acqua e sapone. Gli ibridi stanno a metà strada. Dentro la stessa famiglia, poi, le differenze sono ampie: un gel a base acquosa denso, formulato per durare, tiene molto più di un base acqua liquido pensato per un uso generico.

È per questo che la famiglia, da sola, dice poco. Sulle etichette la tenuta si riconosce da parole precise, come durata, consistenza in gel o formula per uso anale. Vale la pena leggerle come descrizioni di un comportamento, più che come promesse.

Le due incompatibilità da ricordare

La tenuta spinge verso il silicone: è lì che sta la prima. Un lubrificante siliconico usato con un oggetto in silicone può alterarne la superficie nel tempo, soprattutto nei materiali più morbidi. Molti oggetti pensati per questo uso sono proprio in silicone, quindi qui la combinazione capita più spesso che in altri usi. Con il silicone la scelta prudente resta la base acquosa, oppure un ibrido che il produttore dichiari compatibile. Con vetro, metallo e ABS non ci sono limiti.

L’effetto non si vede subito, perché è cumulativo: la superficie perde la sua continuità poco alla volta. Ed è la continuità a contare, perché una superficie che ha perso la sua uniformità trattiene quello che prima si lavava via.

La seconda riguarda gli oli. Chi cerca un lubrificante anale naturale finisce spesso su un olio vegetale, che tiene bene e scorre a lungo. Il limite è un altro: come qualunque olio, indebolisce il lattice dei preservativi. Il silicone invece con il lattice è compatibile: è una delle ragioni per cui in questo uso lo si incontra così spesso.

Il lubrificante con anestetico spegne un segnale

Esistono lubrificanti anali che contengono un anestetico locale, venduti proprio per questa applicazione con nomi che parlano di comfort o di sollievo. Quello che promettono lo mantengono: la zona diventa meno sensibile.

Per capire che cosa comporta conviene guardare alla funzione di quella sensibilità. In questa zona il fastidio è l’unica informazione disponibile per sapere che si sta andando troppo in fretta o troppo oltre. Non esiste un secondo sensore, né un segnale di riserva che intervenga quando il primo è spento. Il disagio arriva presto, prima che qualcosa sia successo: è per questo che funziona come avviso.

Un prodotto che lo toglie lascia le condizioni esattamente come erano e spegne soltanto la notizia. La fretta, la tensione, una quantità di lubrificante insufficiente restano tutte dove erano, manca solo il modo di accorgersene. È un sensore disattivato al posto di un problema risolto.

Con la sensibilità, inoltre, se ne va anche il resto. Un anestetico non distingue fra fastidio e piacere: la zona che avverte meno l’uno avverte meno anche l’altro, che di solito è la ragione per cui ci si trova lì.

Quando il segnale arriva, dice quasi sempre qualcosa di semplice: che questa zona chiede tempo, gradualità e più lubrificante di quanto sembri. Sono le stesse condizioni su cui si costruisce tutto il resto. Nessuna di loro si compra in un flacone.

Sulle confezioni le parole si somigliano. Rilassante, comfort e desensibilizzante non vogliono dire la stessa cosa: un prodotto chiamato rilassante può non contenere nessun anestetico. La differenza si legge nell’elenco degli ingredienti più che nel nome.

Quanto usarne e quando riapplicarlo

La quantità è più generosa che altrove, per la stessa ragione di prima: il prodotto sostituisce una lubrificazione che manca. Quello che in altri contesti sembrerebbe abbondante qui è spesso appena sufficiente.

Il momento di riapplicarlo non lo decide l’orologio, ma l’attrito: quando torna, anche di poco, il prodotto ha finito il suo lavoro e va rinnovato. Con una base acquosa succede prima, con il silicone più tardi, con un gel denso a metà strada. È lo stesso segnale della sezione precedente nella sua forma più semplice, un motivo in più per lasciarlo acceso.

Nel catalogo i lubrificanti a base acqua e al silicone stanno insieme, compresi quelli formulati per questo uso. Con la tenuta come criterio, la scelta fra loro diventa più semplice di quanto l’offerta lasci pensare.

Davanti a uno scaffale restano due domande da portarsi dietro: quanto resta dov’è e che cosa lascia sentire. Il lubrificante giusto, qui, è quello che tiene a lungo e lascia intatta la sensibilità.

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